Saper rassicurare con la musica degli anni ’80

“Ed ecco arriva l’alba, so che è qui per me, meraviglioso come a volte ciò che sembra non è”, un messaggio caloroso donato per mezzo di una melodia spenta, ma che ti scalda e ti culla.

Ascoltando i brani degli Afterhours su Spotify, Caterina si appassiona alla loro musica. In un momento di sofferenza, decide di andare a far festa al concerto del Primo Maggio che si tiene ogni anno a Roma, in piazza San Giovanni. Tra la pioggia e gli acuti stonati di giovani ragazzi ubriachi musica e vino, la ragazza si sofferma ad ascoltare la band, e viene folgorata dalle parole della canzone “non è per sempre”.

Cosa, in quel caso?

La canzone rassicura chi l’ascolta su un disagio generazionale, non specifico. In quel caso è il dolore per un amore appena finito: “Non c’è niente che sia per sempre, perciò se è da un po’ che stai così male, il tuo diploma in fallimento è una laurea per reagire.”

Rassicuranti le parole di Agnelli nell’assicurare che dopo una grande sfortuna, arriva sempre un’inversione di tendenza. Sarà stata come una magia: lei era lì, e la sua canzone l’ha trovata. Le sue parole di conforto, quelle che desiderava ascoltare, risuonavano nel cielo di una Roma in festa.

La musica è un tocco dunque, quel tocco di sollievo su un animo insicuro e spaventato. Attraverso suoni, frastuoni e melodie, è capace di placare ogni malumore e di allietare ogni pensiero. Può essere considerata qualcosa di pulito, un piacere capace di rassicurare. Gli Afterhours, oltre ad essere gli ambasciatori italiani del rock alternativo, possono essere identificati come quei bravi ragazzi in grado di accoglierti in un momento di sofferenza, per amore, per l’università, per la vita, e che tentano di tirarti sù, a modo loro.

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