di Atena Forconi

Saranno quei nove, comodi, lunghi mesi passati al caldo a sguazzare nella sacca accogliente della mamma che ci hanno fatto subito innamorare di lei. Nessuno sembra voler uscire da quel locus amoenus. Per un bambino appena nato esiste quasi solo ( scusatemi papà ) la mamma.

È il nostro primo vero contatto con il mondo esterno, il primo rapporto con un altro essere umano, il lasciapassare verso la vita. Le mamme, si sa, tendenzialmente hanno delle caratteristiche comuni. Vedono la propria creatura come un prodigio assoluto, mettono su un meraviglioso “figlio fan club” e passano lunghissime ore a parlare con le altre mamme di un unico argomento.

Provate ad indovinare quale.

“È molto più avanti dei bambini della sua età.”

“Ha imparato a leggere quando gli altri ancora gattonavano.”

“A 2 anni sa contare fino a un milione”.

“Diventerà uno scienziato da Nobel.”

“Ha buttato via il vasino da sola e si è accomodata su WC con lo stesso aplomb della Regina Elisabetta d’Inghilterra.” Con la mamma si impara anche a litigare, ma le crociate dei tempi dell’adolescenza fanno da prova generale per quello che sarà lo spettacolo dell’esistenza.

Può capitare che al momento in cui la mamma ci tesse le lodi con tanto ardore davanti al globo intero, proviamo un filo di vergogna e vorremmo tanto che smettesse, ma con il senno di poi, da adulti, comprendiamo a fondo l’importanza di avere avuto quella vasta rete di supporto racchiusa in una sola persona.

D’altronde vantarsi in modo genuino è riconoscere di aver fatto proprio un bel lavoro, e con tutta la fatica che c’è dietro, le mamme dovrebbero essere autorizzate a farlo a loro piacimento. Poi se noi italiani abbiamo fama mondiale di essere un popolo di mammoni, un motivo ci sarà. E non dev’essere necessariamente negativo. Perché l’amore di una mamma non ha eguali. Quella purezza e quella spontaneità sono sbalorditive.

Sarà per questo che tutti noi viviamo almeno una volta ( poi ci sono i recidivi ) amori tragici?

Care mamme, va a finire che è colpa vostra se nessuno potrà mai amarci quanto ci amate voi. La mamma è l’incarnazione sublime della rassicurazione. È la prima ballerina, la regista, la coreografa, l’addetta alle luci e alla musica del grande balletto della rassicurazione.

Che questo balletto non finisca mai, ci viene da pensare. Ma c’è un’ancora di salvezza anche per tutti coloro che la mamma l’hanno persa. Mi rivolgo a voi. Esiste qualcosa di potente come l’amore della mamma. L’eco di quell’amore. Non svanisce, non tentenna, non crolla. L’eco dell’amore ci sussurra la sensazione di rassicurazione con fare dolce ma deciso così da restare indimenticabile.

A mamma Fiora.

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