di Atena Forconi

La gratitudine è un sentimento talmente positivo e connaturato nell’uomo che, come spesso accade nell’era moderna, in cui tutto scorre velocissimo e a portata di click, ci dimentichiamo di provare.
Altre volte può succedere che non diamo alla gratitudine la giusta attenzione o semplicemente non le dedichiamo un’adeguata riflessione.
Ma provare gratitudine e rendersene conto è un vero e proprio atto di felicità ed il potere benefico che ne deriva ha un valore inestimabile.

Non si dovrebbe pensare alla gratitudine come ad una forma di forzatura, anzi.

La si prova in maniera naturale e, proprio per questo, nemmeno ci rendiamo conto di averla assaporata.

Si può essere grati per un’infinità di ragioni, ognuno può trovare le sue.

L’arte della gratitudine spazia dalle cose materiali e tangibili alle emozioni, dalle parole ai gesti, da un semplice cenno d’intesa ad un sorriso timido.

Può capitare che alla gratitudine si arrivi all’improvviso, senza averci pensato poi così tanto, o in seguito ad un periodo di minuziosa analisi.

Essere grati a se stessi, oltre che agli altri, è un passo in più verso la felicità.

La sensazione di pace immediata che ne deriva penso sia una delle più belle che ci possano capitare.

E “capitare” forse non è nemmeno il termine giusto, quando la gratitudine viene vissuta come l’effetto di una ricerca interiore.

Un esempio?

Una sera di Giugno, quando le temperature erano ancora praticamente invernali e mi sentivo con il morale spiaccicato a terra, mi sono sforzata di far virare questa sensazione in positività liquida ( impresa tutt’altro che semplice quando si entra nel vortice dei pensieri catastrofici ) e ho provato a stilare una lista mentale di tutto ciò di cui potevo dichiarami grata nella vita.

La lista che è venuta fuori era sorprendentemente lunga e sono rimasta assolutamente esterrefatta.

Si può essere grati per così poco e trarre un giovamento così grande.

La mia lista comprendeva tanti aspetti, dall’affetto sicuro e sconfinato delle persone della mia famiglia, agli animali che deliziano le mie giornate, alle opportunità incredibili avute in molteplici contesti, alla stanza colorata della casa in cui mi trovavo, al taccuino con le poesie che avevo scritto per qualcuno.

E ancora, mi sentivo grata perché in quel momento ero viva e in grado di pensare al concetto in sé di gratitudine.

Poi ho riflettuto su un’altra questione.

Si può essere sinceramente e totalmente grati ( senza quindi provare strascichi di rancore ) anche verso persone e/o situazioni che ci hanno fatto del male?

Con il senno di poi, ho scoperto di sì.

Esperienze lavorative andate male per tutta una serie di motivi, relazioni sentimentali che ci hanno delusi lasciandoci l’amaro in bocca? Si può essere grati anche in questi casi.

Si impara sempre, ci si irrobustisce fisicamente e mentalmente, tutto serve, tutto scorre. Ogni singola virgola negativa che ci ha fatto soffrire può diventare una parentesi importante e fondamentale all’evoluzione della nostra persona.

L’obiettivo è quello di raggiungere l’equilibrio con noi stessi e la serenità quotidiana.

La gratitudine è quel potere che conduce l’uomo ad una connessione più profonda con la vera natura delle cose.

Ci spinge a non possedere e basta degli oggetti, ma a dar loro un valore e ad essere riconoscenti di poterle avere.

Ci permette di provare sentimenti positivi e catartici; per questo è importante interrogarci spesso su ciò che stiamo ricevendo.

Impariamo a dare assolutamente niente per scontato e a valorizzare quello che abbiamo.

Insomma la gratitudine è proprio una gran cosa, e che meraviglia saperla trasmettere.

Apporta cura e calma nel viavai frenetico delle nostre vite che spesso sembrano andare a cento all’ora.

Quando ho tra le mani un nuovo romanzo una delle prime pagine che vado immediatamente a leggere è proprio quella dei ringraziamenti; sono sempre curiosa di vedere chi sono le persone che hanno ispirato e aiutato l’autore nella creazione di un mondo così intimo.

A volte compare anche la motivazione che c’è dietro alla scrittura di un libro, e molte volte, assieme a questa, viene espressa la relativa gratitudine.

Per quel che mi riguarda, se ho imparato l’importantissima arte della gratitudine lo devo a mia mamma, che me ne ha parlato la prima volta e che poi me l’insegnata.

Da quel momento mi sono messa sulle tracce di questo bizzarro e magico sentimento e mi piace perdermici di tanto in tanto, scoprendo nuove sfumature e nuovi modi per sentirmi immensamente grata.

In fin dei conti è proprio vero che un grazie in più salva le giornate e le persone.

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