di Federica Biasco

Stiamo vivendo tempi difficili. Come se la vita non fosse già abbastanza complessa di suo: una strada piena di curve inaspettate che ti costringono a sterzare all’improvviso e ti spostano dalla linea retta che ti eri illuso di poter seguire.
Le preoccupazioni si accavallano, ci piovono addosso e a stento riusciamo a non lasciarci sommergere. I contorni della realtà sbiadiscono, vacillano dinanzi ai nostri sguardi incerti, e abbiamo la sensazione che ad allungar la mano, in cerca di quel contatto tanto agognato, l’orizzonte potrebbe sgretolarsi e spezzarci il cuore.

C’è chi sostiene sia necessario un cambio di prospettiva, ma quando riesce a catturare la nostra attenzione si rivela l’ennesima illusione impastata di retorica e frasi fatte. Viviamo in una realtà scoraggiante che ci spinge a diffidare del futuro, a guardarlo con sospetto e apprensione. È umano, come lo sono tutti i sentimenti che finiamo col provare. Eppure abbiamo il diritto di rivendicare un nuovo domani, dove ciò che conta, l’ago della bilancia in grado di cambiar le cose, siamo noi e solo noi. Con la nostra caparbietà e i nostri sogni, certo, ma anche con i nostri leciti dubbi e quel sentimento contrastante che a volte ci fa venir voglia di gettare tutto all’aria e lasciarci trascinare dagli eventi.


Affrontare la vita non dovrebbe significare entrare a far parte di una squadra, ottimisti, pessimisti e chi più ne ha più ne metta, forse dovrebbe avere a che fare con l’atto rivoluzionario del guardare dritto negli occhi il presente. Rendersi conto oggettivamente di tutte le sue complessità, senza negarle o minimizzarle, ma senza neanche lasciarsene sopraffare. Va bene progettare piani A, B e per ogni lettera dell’alfabeto, purché lo si faccia nella consapevolezza che tutto potrebbe cambiare e stravolgerci i piani. Va bene anche cadere, crogiolarsi nella tristezza, sentire il bisogno di doversi fermare e concedere tempo. La chiave non può essere nella perfezione, nel riuscire a gestire ogni situazione e nel raggiungere sempre i risultati prefissati. Certo, sarebbe allettante, ma in che modo una strada retta ci farebbe scoprire chi siamo, cosa amiamo, per cosa siamo davvero disposti a stringere i pugni e andare avanti?

È nei momenti bui che riusciamo finalmente a veder splendere la luce che è in noi e a lasciarci guidare. In questi tempi incerti bisogna tenersi stretti la voglia e il coraggio di credere che esista un domani in cui provare di nuovo, ancora e ancora, a rinascere, a inseguire un sogno o un progetto di vita. Forse la chiave è accettare le contraddizioni e le complessità fuori e dentro di noi e considerarle comprese nel prezzo del biglietto. Talvolta siamo talmente concentrati a barcamenarci nella complessità del reale da dimenticare di avere infinite possibilità di rialzarci e riprovare, tutte le volte che vogliamo, senza alcun limite, mettendoci alla prova, cambiando idea, imboccando una strada che non avevamo nemmeno lontanamente contemplato.

La risposta non può che essere in questa continua e instancabile forza di ricominciare perché, parafrasando la Radmacher, il coraggio non sempre ruggisce, a volte, è la voce tranquilla che a fine giornata dice: “Ritenterò domani”.

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