“Abitare è essere ovunque a casa propria.”  Ugo La Pietra

Metti una sera piovosa, pungente e umida, in una grande città grigiastra e un po’ ostile, il nostro baldo protagonista si trova immerso nell’ennesimo trasloco.

Quella città non è la sua, la stanza che ha preso in affitto è il salotto di un appartamento, che è stato adibito a camera, ma a cui manca tutta la mobilia necessaria per potersi definire tale.

I grandi assenti sono l’armadio, il comodino, delle sedie ed un letto vero e proprio. Presente invece un divano-letto con un divario centrale che andrà a combaciare perfettamente in un punto in mezzo alle scapole del protagonista e gli impedirà il lieto sonno.

Il nostro (U)baldo, scoraggiato alla vista di tutto ciò, teme di perdere la baldanza e ancor peggio, la speranza. Lavora a ritmi furenti e la sera quando torna a casa, molto tardi, spera di provare quella sensazione di tepore mista a conforto, molto difficile da descrivere, ma che probabilmente quasi tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita, quando rientriamo tra le famigerate mura domestiche. E invece no.

Ubaldo, ahimè, prova esattamente il contrario, si domanda come potrà mai sentirsi nuovamente a casa in quella che tutto gli sembra fuorché una casa. Ma non vuole nemmeno darsi per vinto, così si attrezza per rendere quell’ambiente rocambolesco il più vivibile possibile. Dalla sua casa natale porta il piumone felice con gli elefanti ( souvenir di un viaggio in Thailandia ) e posiziona sul tavolino un libro di Pennac ( dono prezioso di un’amica ) e quattro inebrianti candele colorate al profumo di gelsomino e fico; mentre fa queste piccole operazioni, sorride pensando alle grandi operazioni che facevano gli antichi Greci quando ricreavano la loro “πόλις” ( polis, città- stato greca ) a giro per il mondo.

Et voilà, Ubaldo quella sera si addormenta più soddisfatto. A cosa ci fa pensare questo semplice quadretto? É un esempio di cosa può succedere quando dobbiamo trasferirci in un’altra città o dobbiamo viaggiare costantemente per lavoro e stare lunghi periodi lontani da quella che consideriamo la nostra casa. Staccarsi dall’abitazione in cui siamo cresciuti o in generale da un luogo in cui siamo stati felici è impresa a dir poco ardua, ma è davvero impossibile riprodurre quell’insieme di emozioni amiche, anche se ci siamo trasferiti dall’altra parte del mondo?

Al di là delle condizioni esterne, della realtà fisica che ci circonda, esiste qualcosa di molto potente in grado di cambiare tutte le carte in tavola. La nostra mente. La suddetta, però, è una furba, contiene in sé tutti gli strumenti per far volgere a nostro favore il modo in cui percepiamo ciò che ci sta intorno ed anche il suo opposto: non ha eguali in quanto a potere ma, proprio per questo, può anche nasconderci la chiave dei sentimenti positivi e farci crogiolare nel pazzo turbinio della negatività.

Ed è qua che entriamo in scena noi, perché solamente noi possiamo decidere come usare la mente quando si tratta di abitare in un posto. La casa è il raccoglitore per eccellenza della nostra essenza e di quella di chi amiamo. Qui regna il calore, pervadono i profumi e più di ogni altra cosa, svolazzano i ricordi. La casa è memoria e rassicurazione. Viaggiare, cambiare case, appartamenti, stanze, città, continenti e salotti, ma sentirsi sempre a casa.

Non è utopia liquida ma il possibile punto di arrivo di una strada emotiva un po’ scoscesa. Infatti l’idea di essere la propria casa ovunque si vada si abbarbica magnificamente al concetto di resilienza.

Un concetto colosso, e molto articolato, ma che si può semplificare definendolo, in questo contesto, come la capacità di non piegarsi di fronte allo scomodo, bensì di adattarsi al cambiamento ricostruendo e celebrando le opportunità positive che a volte sembrano sfuggirci. Armati di buona volontà, spirito di osservazione e autoanalisi, il gioco si fa più semplice ( se dovesse scendere qualche goccia di sudore o una lacrima vuol dire che sta funzionando ).

Perché, pensandoci bene, chi è che crea e plasma quella sensazione di calore che ci porta ad assaporare il pregiato sentimento della rassicurazione? Siamo proprio noi, con le nostre mani e, soprattutto, con la nostra mente.

La nostra casa siamo noi stessi.

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