di Vanessa Spaziani


Ebrima ha 24 anni ed è originario del Gambia, all’età di 17 anni è fuggito dal suo Paese oppresso dal governo autoritario e abusivo in carica all’epoca, che rafforzava il suo potere sopprimendo il dissenso e applicando pene severissime per reati minori, tra le quali contiamo anche la tortura e la morte.

“Facevo il tirocinio in un’ officina meccanica parallelamente al mio percorso di studi professionali, ad un certo punto sparì una macchina e venimmo considerati tutti colpevoli; nel mio Paese quella era una condizione davvero pericolosa, le punizioni potevano essere molto violente, così presi le mie cose e viaggiai per l’Africa, cercando sistemazione e lavoro dove potevo. Dopo 11 mesi di permanenza in Libia, nel 2014 scoppiò la guerra, ci caricarono sulle navi, non conoscevo né la destinazione, né nessuna delle persone a bordo.”

A 18 anni la maggior parte di noi se ne sta a casa a fare programmi sul proprio futuro, a raccogliere grandi sbronze alle feste universitarie e a dividersi gli amori. Ebrima, come molti altri ragazzi della sua età, è stato costretto ad abbandonare la sua casa e i suoi affetti, a fare i conti con la solitudine, in un Paese straniero, con una lingua non sua e in un’atmosfera non sempre accogliente.

Ebrima allo The Student Hotel (TSH) 

Da un centro di accoglienza di Roma, viene poi trasferito a Firenze (dove tuttora vive), qui si avvicina agli Anelli Mancanti ONLUS, Centro Interculturale Regionale, che si occupa di dare supporto e sostegno ai migranti e alle persone che vivono situazioni di marginalità sociale e organizza corsi di lingua italiana, informatica e moltissime attività ricreative con lo scopo di favorire l’integrazione e mantenere un dialogo costante con il territorio.
In poco tempo Ebrima impara l’italiano, entra nella squadra di calcio di AM e grazie alla padronanza di tutti i dialetti della sua regione, oltre che all’inglese, diventa mediatore culturale e presta servizio presso il CUP dell’Ausl.
Ma non solo, energico e indubbiamente intelligente, aderisce anche ad Amir Project, Amir - Accoglienza musei inclusione relazione - un progetto sperimentale nato nel 2018 (il nome in arabo significa ‘giovane principe’) finalizzato a proporre attività di mediazione culturale condotte da cittadini stranieri. Attualmente coinvolge 32 mediatori e otto musei, collezioni e complessi monumentali a Firenze e Fiesole promosso da Comune di Fiesole, Comune di Firenze -Mus.e, Istituto degli Innocenti, Fondazione Primo Conti e Stazione Utopia con il sostegno della Fondazione CR Firenze. E prende parte anche al progetto “Teatro a Sollicciano” dal quale è nata “La Compagnia di Solliciano” composta da attori detenuti, professionisti e amatori come Ebrima, sotto la guida della regista Elisa Taddei e in collaborazione con con Murmuris Teatro e con il Teatro Cantiere Florida.

Quando gli chiedo di raccontarmi degli episodi di razzismo, mi dice di essere stato colpito sul tram da un altro immigrato di diversa nazionalità, la motivazione pare sia stata uno sguardo di troppo. Gli chiedo se ci sono stati episodi con italiani ma mi risponde che non è capitato niente di simile; chiacchierando però mi rendo conto di una cosa: subisce discriminazione ogni giorno, a tal punto da considerarla normale. Per lui è normale entrare dal tabaccaio per primo, salutare con un “buongiorno” e sentirsi rispondere un “Prego, mi dica” rivolto alla persona dietro di lui. Oppure essere respinto insieme agli amici all’ingresso della discoteca, o non riuscire a comprare le scarpe da calcio senza un’occhiata di troppo puntata addosso. La situazione peggiora quando si mette alla ricerca di un appartamento in affitto oppure di un lavoro stabile. La sua risposta a queste situazioni è sempre la stessa: si fa forza, chiede spiegazioni quando è necessario e ritenta, la maggior parte delle volte da un’altra parte.

Passo alla domanda successiva e gli chiedo cosa pensa di ciò che è accaduto a George Floyd:

”Probabilmente l’atteggiamento di Floyd non era corretto, ma non da richiedere un’intervento della polizia così aggressivo. I poliziotti hanno seguito una procedura consentita negli Stati Uniti, il problema è forse proprio che alla base c’è un sistema troppo violento.”

Tengo per ultima una domanda che mi sta molto a cuore, chiedo a Ebrima di darmi la sua opinione sulla supremazia degli uomini rispetto alle donna nella sua cultura, a questa domanda si assesta sulla sedia, incrocia le mani e fa un sorriso imbarazzato... spiegare ad una donna occidentale perché dovrebbe essere inferiore non deve essere facile:

“Nel nostro Paese siamo educati così, cresciamo con grande rispetto per nostra madre, ma culturalmente siamo considerati superiori alla donne. Credo che sia giusto riconoscere i propri diritti alla donne, sento la necessità di sapere cosa fa la mia compagna, ma credo di dover fare altrettanto. La cultura è qualcosa di molto radicato in tutti noi, ma confrontarsi con altre culture ti aiuta a vedere le cose in modo diverso.”

Il buonsenso e la curiosità verso il prossimo evidentemente non fanno parte della cultura di un Paese o di un altro, ma accrescono il valore di una persona e appartengono a tutti i colori del mondo.

Le storie raccontate sul nostro blog a tema discriminazione, ci hanno permesso di conoscere da vicino una realtà che, anche se a volte non sembra, appartiene a tutti noi, speriamo che possano essere uno spunto di riflessione anche per chi ci segue. TEDxFirenze è una community e come tale siamo felici di raccogliere le vostre opinioni e di ricevere le vostre storie, conoscere il mondo è il primo passo per progredire.

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