E se un giorno il caffè non sapesse più di caffè ma restasse un caffè? Sarebbe disorientante. E se prendesse fuoco il parlamento? O se una qualsiasi personalità pubblica intraprendesse una walk of shame completamente nuda tra le strade del centro?

L’insoddisfazione generale e l’isteria mediatica rendono le ultime due opzioni decisamente più probabili. Sconvolgente? Non direi.

Li ignoriamo, definiscono spazi dove siamo abituati a muoverci e seguono fedelmente i nostri tempi. Un sistema di punteggiatura perfetto e prestabilito per caratteri a priori, talmente ripetitivo da perdere la sua importanza. Un’insieme di simboli e azioni che danno vita alla nostra realtà e rendono quotidiana l’esistenza.

Eppure nel 1917 un normale wc è diventato un’opera d’arte. Un oggetto d’uso assume connotati artistici e adesso, sotto gli occhi di tutti, mette in discussione un punto di vista fino ad allora affermativo. Marcel Duchamp stravolge qualcosa di molto vicino, da sempre definito per usi e funzioni. Non si limita a destare scandalo o attraversare una conversazione, determina un passaggio fondamentale nella concezione dell’opera stessa e un’apertura determinante per l’espressione artistica di più generi nei secoli a seguire, dall’arte concettuale alla performance.

“La famosa pipa..? Sono stato rimproverato abbastanza in merito. Tuttavia la si può riempire? No, non è vero, è solo una rappresentazione: se avessi scritto sotto il mio quadro: "Questa è una pipa", avrei mentito.

Si esprime così Renè Magritte, o “il rivoluzionario silenzioso”, riguardo a “Ceci n’est pas une pipe”. Magritte propone una situazione elementare, una pipa, scontatamente banale e tangibile. Riflette sul tema concretezza e rappresentazione con un elemento ordinario, secondo la tecnica del “Trompe l’oeil”, una ricerca esasperata del senso del reale. Un inganno felpato, nascosto tra accurati effetti di luce e prospettive. Manipolazioni, più irrazionali ed enigmatiche ogni secondo di osservazione, vibranti, pongono inquieti interrogativi.

“In sintonia con il presente ed in feroce opposizione ad esso” (“Sottoculture, Il significato dello stile”, Hebdige Dick). I Punk, esplosi negli anni ’70, anticonformiste falle nel sistema. L’ effetto “collage” è elaborato dall’antropologo Levis Strauss, riguardo studio e reinterpretazione degli oggetti nelle tribù. Il trafugamento del significato per mezzo di una reinvenzione in chiave personale definisce la sottocultura, che raggiunge il suo obiettivo più alto nella creazione di un universo parallelo. Suscitavano paura, lanciati per strada in match di spille, pvc, lurex e sacchi dell’immondizia. Agli occhi di tutti alterazione e messa in discussione di totem e valori cardinali. Un rumore mutante in toni suburbani dall’alto livello semiotico, adottato da tanti, piccoli, figli ribelli.

La sicurezza della quotidianità è una fondazione in calcestruzzo coronata da una sola crepa.

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