di Rossella Natale  

Benheart è il cuore di Ben. E’ un simbolo che racconta una storia di vita, di ripartenze e creatività, d’integrazione e sogni. Nasce 10 anni fa, quando Ben si accascia a terra, su un campo di calcio, colpito da un malore. Tutto accade in pochi istanti, lui sopravvive per miracolo, ma soltanto un cuore nuovo può salvargli la vita. Quel cuore arriverà in tempo e Ben comprenderà che quel dono sarà più di una seconda possibilità. Sarà una rinascita e un amuleto, ma anche una responsabilità: quella di realizzare i propri sogni con una volontà speciale.
Ed ecco il primo desiderio: disegnare una collezione dedicata a quel momento della sua vita in cui tutto cambiò e in cui tutto divenne possibile. E la collezione si trasforma in qualcosa di magico. Da lì in poi, l’intero progetto porterà quel nome: BenHeart, il cuore di Ben. Fiorentino di adozione cresciuto nella citta’ del Rinascimento, avrà il suo Rinascimento: entusiasmo, arte, gusto e stile.
Durante la nostra chiacchierata, Ben ci ha raccontato la sua esperienza in città e i suoi progetti futuri.


1.Qual è stato il tuo percorso d’integrazione? Che significato ha per te, o dovrebbe avere questa parola?
Sono arrivato in Italia nel 1988, ero diverso da tutti, avevo i riccioli e la pelle mulatta. E poi parlavo una lingua “strana” che gli altri bambini non conoscevano. Ammetto che la mia integrazione totale è stata merito delle maestre: hanno saputo coinvolgermi, trasmettendo le mie tradizioni agli altri bambini, per questo non mi sono mai sentito “differente".

2. Come reputi che Firenze risponda in questa direzione, nelle dinamiche d’accoglienza?
Firenze è una città burlona nel vero senso della parola, le offese non partono mai dal cuore. Non c’è razzismo, ma molta ignoranza e pregiudizi verso il diverso. Purtroppo nel 2020 siamo davvero tanti e spesso per colpa di qualcuno, è facile diffidare da tutti.

3. In quali circostanze hai avvertito, o magari continui ad avvertire discriminazioni razziali?
Avverto discriminazione, cioè ignoranza, sul bus o al supermercato, dove purtroppo i miei riccioli traggono in inganno la signora che stringe a se la borsa, senza accorgersi che il vicino in giacca e cravatta è soltanto vestito bene per non farsi notare mentre scippa.. Non discriminazione, pregiudizio!

4. C’è un episodio di razzismo che vuoi raccontare?
A 17 anni, durante una partita, chiesi spiegazione all’arbitro per la mia ammonizione, mi rispose “tanto non capisci italiano inutile perda tempo”. La mia reazione immaginatela, mi costò 2 anni di squalifica.

5. Un pensiero su quanto successo a George Floyd.
Floyd è solo l’ennesimo caso purtroppo, credo però che il vero razzismo si consumi non in America o nei paesi europei, bensì nell’Africa stessa, dove certi luoghi vengono sfruttati senza che venga fornita istruzione e dignità umana. E’ comodo tenerli sottomessi, e ignoranti verso ogni fronte, questo è l’unico razzismo. Può darsi che la morte di Floyd possa svegliare coscienze, speriamo però non si debba aspettare un’altra fatto del genere per ricordarci del male che viene fatto ai più deboli.

6. A cosa stai lavorando adesso e quali sono i tuoi progetti per il futuro. Sono una persona molto ambiziosa, stare fermo significa morte celebrale per me. Oltre alla mia azienda di moda, in futuro vorrei tanto lavorare sul confort delle persone, viaggio molto e spesso trovare relax e confort non è facile, allora chissà creare la casa di Ben come sarebbe..

7. Il tuo posto del cuore a Firenze.
Sono felice di questa domanda, nessuno me lo aveva mai chiesto. Senza dubbio la Stazione di Santa Maria Novella: quando ero piccolo andavo ogni pomeriggio a osservare un negozio di giocattoli, mentre ascoltavo i suoni dei treni , lo speaker e i grandi orologi che mi suonano ancora dentro al cuore. Quando sono in quella stazione torno ad essere di nuovo bambino.

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